{"id":2039,"date":"2015-02-17T19:46:17","date_gmt":"2015-02-17T18:46:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiagesurisorto.it\/wordpress\/?p=2039"},"modified":"2023-05-13T18:14:46","modified_gmt":"2023-05-13T16:14:46","slug":"conferenza-episcopale-italiana-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchiagesurisorto.it\/wordpress\/conferenza-episcopale-italiana-3\/","title":{"rendered":"Conferenza Episcopale Italiana"},"content":{"rendered":"<p>Oggi, marted\u00ec 17 febbraio, S.E. Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della CEI, \u00e8 intervenuto al convegno \u201cDai culti ammessi alla libert\u00e0 religiosa\u201d, promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), in collaborazione con la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS). Il programma completo dei lavori, che si sono svolti il 16 e il 17 febbraio presso il Senato (Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani), \u00e8 disponibile nel sito www.chiesaluterana.it. In allegato il testo dell\u2019intervento di Mons. Galantino.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 20px;\"> Pluralismo e libert\u00e0 religiosa in Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 20px;\">Il contributo della Chiesa<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roma, 17 Febbraio 2015<\/p>\n<p>Senato della Repubblica \u2013 Sala Zuccari<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1. Il contributo del magistero<\/p>\n<p>Ho accolto con piacere l\u2019invito a partecipare a questa iniziativa di studio promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, perch\u00e9 sono convinto che il dialogo su temi cos\u00ec rilevanti e complessi come quello della libert\u00e0 religiosa rappresenti non solo una possibilit\u00e0 ma anche una necessit\u00e0, e che alla base di ogni vero dialogo ci sia l\u2019incontro, da cui si genera la prima conoscenza dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Ci troviamo in una societ\u00e0 ormai sempre pi\u00f9 plurale, interculturale e multireligiosa, dove mutamenti accelerati e profondi del contesto cultuale e sociale mettono in crisi o perlomeno revocano in dubbio assetti e istituti da lungo tempo consolidati. Occorre lasciarsi interrogare dalle nuove esigenze che appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela, evitando il rischio di ripetere con pigrizia intellettuale schemi di lettura non pi\u00f9 adeguati. In tal senso, \u00e8 di grande aiuto l\u2019insistenza con cui Papa Francesco invoca una Chiesa \u201cin uscita\u201d, intesa come comunit\u00e0 di discepoli missionari che prendono l\u2019iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, per far s\u00ec che la Parola si incarni in una situazione concreta e dia frutti di vita nuova (cf. EG 24).<\/p>\n<p>Il punto di partenza per illustrare il contributo della Chiesa al tema del pluralismo e della libert\u00e0 religiosa in Italia viene offerto dagli insegnamenti conciliari e dal magistero degli ultimi pontefici, che rappresentano l\u2019orizzonte di riferimento nel quale si collocano gli interventi e le prospettive di impegno della Chiesa italiana.<\/p>\n<p>Secondo la nota definizione conciliare il contenuto della libert\u00e0 religiosa \u201c\u00e8 che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, cos\u00ec che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza n\u00e9 sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformit\u00e0 ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata\u201d (Dignitatis humanae\u201d, n. 2; cf. Catechismo della Chiesa cattolica, nn. 2016 e 2018).<\/p>\n<p>Questo diritto alla libert\u00e0 religiosa, osservava Paolo VI nella sintesi dei documenti conciliari con riferimento alla Dichiarazione Dignitatis humanae, \u201c\u00e8 fondato sulla dignit\u00e0 della persona umana; da questa dignit\u00e0 scaturisce in effetti il dovere morale di ricercare la verit\u00e0, soprattutto in materia di religione, e di vivere secondo gli insegnamenti della verit\u00e0; ogni costrizione esercitata dagli uomini intralcia la ricerca della verit\u00e0. I diritti delle comunit\u00e0 religiose e della famiglia scaturiscono dalla natura sociale dell\u2019uomo. La libert\u00e0 religiosa deve essere garantita dalla legge\u201d.<\/p>\n<p>La garanzia della libert\u00e0 religiosa non deve essere rivendicata solo di fronte ai casi di aperta persecuzione, ma anche riguardo a rischi forse meno evidenti e tuttavia ugualmente insidiosi. In tal senso, Giovanni Paolo II metteva in guardia dalla \u201cpretesa che una societ\u00e0 democratica debba relegare al puro ambito delle opinioni personali i credo religiosi dei suoi membri e le convinzioni morali derivanti dalla fede. A prima vista, ci\u00f2 sembra essere un atteggiamento di dovuta imparzialit\u00e0 e \u201cneutralit\u00e0\u201d &#8230; Ma, chiedere ai cittadini, nella partecipazione alla vita pubblica, di mettere da parte le loro convinzioni religiose non vuol forse dire che la societ\u00e0, oltre ad escludere il contributo della religione alla sua vita istituzionale, si fa anche promotrice di una cultura che dell\u2019uomo offre una definizione che ne sminuisce la vera essenza? In particolare, al cuore di ogni grande istanza sociale ci sono interrogativi morali. Ora si vorrebbe forse che i cittadini i cui giudizi morali sono basati sulle loro convinzioni religiose non esprimessero le loro convinzioni pi\u00f9 profonde? E quando questo accade, non \u00e8 forse la democrazia stessa a essere svuotata del suo significato pi\u00f9 vero? Non dovrebbe un reale pluralismo prevedere che quelle profonde convinzioni possano essere espresse in un vivace e civile dialogo comune? La Chiesa sollecitamente incoraggia questo dialogo perch\u00e9 consapevole della sua utilit\u00e0 e della sua efficacia, a condizione che esso resti aperto alla verit\u00e0 oggettiva, alla quale \u00e8 possibile giungere ed aderire, e non sia condizionato da una preconcetta visione \u201careligiosa\u201d e \u201camorale\u201d della persona umana e della comunit\u00e0 degli uomini. \u2026 Da parte loro, i credenti religiosi devono scrupolosamente attenersi al principio del dialogo e della persuasione. \u2026\u201d (Messaggio ai partecipanti al Congresso promosso nel XXX anniversario della promulgazione della Dignitatis Humanae del 7 dicembre 1995, nn. 5-6).<\/p>\n<p>Questo genere di dialogo, osservava Benedetto XVI in occasione dell\u2019incontro con i leaders di altre religioni svolto a Londra il 17 settembre 2010, \u201cdeve porsi su diversi livelli e non dovrebbe essere limitato a discussioni formali. Il dialogo della vita implica semplicemente vivere fianco a fianco ed imparare l\u2019uno dall\u2019altro in maniera da crescere nella reciproca comprensione e nel reciproco rispetto. Il dialogo dell\u2019azione ci fa ravvicinare in forme concrete di collaborazione, mentre applichiamo le nostre intuizioni religiose al compito di promuovere lo sviluppo umano integrale, lavorando per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. Questo tipo di dialogo pu\u00f2 includere l\u2019esplorare assieme come difendere la vita umana ad ogni stadio e come assicurare la non esclusione della dimensione religiosa di individui e comunit\u00e0 dalla vita della societ\u00e0. \u2026\u201d.<\/p>\n<p>Sull\u2019importanza del dialogo \u00e8 tornato di recente a pi\u00f9 riprese Papa Francesco.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sia efficace, ha osservato Francesco, il dialogo e l\u2019incontro con altre religioni \u201cdeve fondarsi su una presentazione piena e schietta delle nostre rispettive convinzioni. Certamente tale dialogo far\u00e0 risaltare quanto siano diverse le nostre credenze, tradizioni e pratiche. E tuttavia, se siamo onesti nel presentare le nostre convinzioni, saremo in grado di vedere pi\u00f9 chiaramente quanto abbiamo in comune. Nuove strade si apriranno per la mutua stima, cooperazione e anche amicizia.\u201d (Discorso in occasione dell\u2019incontro interreligioso ed ecumenico a Colombo, Sri Lanka, 13 gennaio 2015)<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, ha affermato nel Discorso all\u2019incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane (Tirana, 21 settembre 2014), la libert\u00e0 religiosa \u201cnon \u00e8 un diritto che possa essere garantito unicamente dal sistema legislativo vigente, che pure \u00e8 necessario: essa \u00e8 uno spazio comune \u2013 come questo \u2013, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa. Mi permetto di indicare due atteggiamenti che possono essere di particolare utilit\u00e0 nella promozione di questa libert\u00e0 fondamentale. Il primo \u00e8 quello di vedere in ogni uomo e donna, anche in quanti non appartengono alla propria tradizione religiosa, non dei rivali, meno ancora dei nemici, bens\u00ec dei fratelli e delle sorelle. Chi \u00e8 sicuro delle proprie convinzioni non ha bisogno di imporsi, di esercitare pressioni sull\u2019altro \u2026 Un secondo atteggiamento \u00e8 l\u2019impegno in favore del bene comune. Ogni volta che l\u2019adesione alla propria tradizione religiosa fa germogliare un servizio pi\u00f9 convinto, pi\u00f9 generoso, pi\u00f9 disinteressato all\u2019intera societ\u00e0, vi \u00e8 autentico esercizio e sviluppo della libert\u00e0 religiosa. \u2026\u201d.<\/p>\n<p>La pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunit\u00e0 appartenenti a religioni diverse \u00e8 non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile. \u201cLa pacifica convivenza tra le differenti comunit\u00e0 religiose, infatti, \u00e8 un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo. E\u2019 un valore che va custodito e incrementato ogni giorno, con l\u2019educazione al rispetto delle differenze e delle specifiche identit\u00e0 aperte al dialogo ed alla collaborazione per il bene di tutti, con l\u2019esercizio della conoscenza e della stima gli uni degli altri. \u2026\u201d (Discorso in occasione dell\u2019incontro con le autorit\u00e0 nel viaggio apostolico a Tirana, 21 settembre 2014).<\/p>\n<p>2. Il contributo della Chiesa italiana<\/p>\n<p>Queste chiare enunciazioni del magistero costituiscono il quadro ideale di riferimento nel quale si collocano gli interventi della Chiesa italiana. Pi\u00f9 volte invitata a intervenire nel dibattito sulle diverse proposte di legge recanti norme per l\u2019abrogazione della legislazione sui culti ammessi del 1929 e per la libert\u00e0 religiosa che sono state presentate in Parlamento nel corso degli ultimi venti anni, la Conferenza episcopale ha manifestato una costante attenzione e un apprezzamento in linea di principio positivo, sia pure con alcune avvertenze illustrate con spirito costruttivo e in vista di un risultato quanto pi\u00f9 possibile condiviso.<\/p>\n<p>In particolare, \u00e8 stata condivisa la necessit\u00e0 di superare la legislazione sui \u00abculti ammessi\u00bb degli anni 1929-1930, che, per quanto emendata negli aspetti pi\u00f9 negativi dagli interventi della Corte costituzionale, esprime un&#8217;impostazione ispirata pi\u00f9 a una concessione sospettosa e avara che al pieno riconoscimento dei diritti originari delle persone e delle comunit\u00e0 religiose. La stessa nozione di \u00abculto ammesso\u00bb risulta stridente sia con i principi costituzionali, sia con i limpidi indirizzi della dichiarazione conciliare \u00abDignitatis humanae\u00bb e del successivo magistero della Chiesa cattolica, dai quali emerge nettamente l&#8217;esigenza di non limitarsi alla dimensione della mera tolleranza e di procedere a un pieno riconoscimento della libert\u00e0 religiosa in tutte le sue dimensioni.<\/p>\n<p>Parimenti essenziale \u00e8 stato giudicato dare attuazione al principio della \u201ceguaglianza nella libert\u00e0\u201d sancito dal primo comma dell&#8217;articolo 8 della Costituzione, mantenendo chiara al tempo stesso la garanzia complementare ma distinta offerta, rispettivamente per la Chiesa cattolica e per le confessioni diverse dalla cattolica, dagli articoli 7 e 8, commi 2 e 3 della Costituzione, come pure il principio guida della bilateralit\u00e0 pattizia consacrato da tali disposizioni. I valori del pluralismo infatti, cos\u00ec come non postulano una sorta di \u00ablivellamento al basso\u00bb quale unica possibilit\u00e0 per garantirne il rispetto, analogamente non esigono un&#8217;omogeneizzazione verso l\u2019alto di realt\u00e0 diverse fra loro.<\/p>\n<p>In terzo luogo, \u00e8 stata segnalata l&#8217;esigenza di non sottovalutare i problemi connessi alla diffusione anche nel nostro paese di nuovi movimenti pseudoreligiosi e delle sette, ovvero le questioni nuove legate al carattere sempre pi\u00f9 multietnico, interculturale e multireligioso della nostra societ\u00e0 plurale.<\/p>\n<p>Sono avvertenze di carattere generale che sembrano ancora oggi pienamente attuali, e utili per affrontare seriamente (e serenamente) le nuove sfide derivanti da un pluralismo confessionale sempre pi\u00f9 dinamico e articolato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 in discussione la necessit\u00e0 di assicurare il pieno rispetto della libert\u00e0 religiosa, esigenza insopprimibile della dignit\u00e0 di ogni uomo e pietra angolare dell&#8217;edificio dei diritti umani. La garanzia del fondamentale diritto di libert\u00e0 religiosa in tutte le sue dimensioni, non ultima quella propriamente istituzionale, costituisce infatti la condizione per una pacifica convivenza e per una corretta laicit\u00e0.<\/p>\n<p>Quel che pare necessario approfondire insieme \u00e8 l&#8217;impostazione e la finalit\u00e0 di un eventuale intervento legislativo, che rimane auspicabile se puntualmente circoscritto nelle sue finalit\u00e0 (si pensi ad esempio all\u2019edilizia per il culto, al rispetto di pratiche e norme rituali connesse alle varie tradizioni religiose, al riconoscimento dei ministri delle confessioni che possono celebrare matrimoni con effetti civili, ecc.) e armonico rispetto al disegno costituzionale, oltre che pienamente rispettoso degli accordi e delle intese fin qui stipulati. Occorre infatti evitare il rischio di una sorta di amnesia o di strasbismo che &#8211; in ossequio a parole d\u2019ordine solo in apparenza nuove \u2013 porti a ignorare o a trascurare principi e valori fondamentali per il complesso sistema dei rapporti fra Stato e confessioni religioso (o che, peggio, dichiari di rispettarli ma in realt\u00e0 miri a superarli o capovolgerli surrettiziamente). Un sistema che fino ad oggi ha dato buona prova di s\u00e9, anche grazie allo spirito di leale collaborazione che ha orientato la sua progressiva attuazione.<\/p>\n<p>Lo stesso spirito, evocato nella prospettiva concordataria \u201cper la promozione dell\u2019uomo e il bene del Paese\u201d (art. 1 Accordo che apporta modificazioni al concordato lateranense), pu\u00f2 aiutare, su un piano pi\u00f9 generale che veda coinvolti insieme allo Stato tutti i diversi soggetti confessionali, nell\u2019elaborazione di eventuali futuri interventi volti a superare talune criticit\u00e0 che ancora rimangono, in particolare sul piano dei diritti delle confessioni pi\u00f9 piccole e di pi\u00f9 recente radicamento nel Paese.<\/p>\n<p>Siamo in una stagione che presenta indubbi elementi di novit\u00e0, sia per lo Stato sia per la Chiesa. Il tempo \u00e8 propizio per cercare insieme una risposta adeguata alle esigenze della multireligiosit\u00e0. Forse non si potr\u00e0 essere d\u2019accordo su tutto, ma \u00e8 necessario che su tutto ci si confronti, con attenzione alle diverse identit\u00e0 e nel rispetto di una laicit\u00e0 che \u00e8 (non monista \u201calla francese\u201d ma) pluralista e inclusiva, secondo le caratteristiche proprie dell\u2019esperienza italiana quali indicate dalla Corte costituzionale (sentenza n. 203\/1989) gi\u00e0 sul finire degli anni \u201980.<\/p>\n<p>Una siffatta concezione della laicit\u00e0, che implica \u201cnon indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libert\u00e0 di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale\u201d, sembra del resto trovare conferma anche a livello comunitario nella previsione del dialogo \u201cstrutturato\u201d tra Unione europea e Chiese e comunit\u00e0 religiose (oltre che organizzazioni filosofiche e non confessionali) contenuta nell\u2019art. 17, n. 3 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea, la cui attuazione, come \u00e8 stato osservato, pare destinata a influenzare profondamente lo stesso principio di laicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\uf058 Nunzio Galantino<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Vescovo di Cassano all\u2019Jonio<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Segretario generale della CEI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, marted\u00ec 17 febbraio, S.E. 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