{"id":2648,"date":"2015-10-22T23:17:58","date_gmt":"2015-10-22T21:17:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiagesurisorto.it\/wordpress\/?p=2648"},"modified":"2023-04-08T21:00:27","modified_gmt":"2023-04-08T19:00:27","slug":"lettera-ai-sacerdoti-della-regione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchiagesurisorto.it\/wordpress\/lettera-ai-sacerdoti-della-regione\/","title":{"rendered":"LETTERA AI SACERDOTI DELLA REGIONE"},"content":{"rendered":"<p>I\u00a0Vescovi della Campania, come frutto del Convegno <strong>\u201cUna liturgia per l\u2019autentico umanesimo sgorgante dal Vangelo\u201d,<\/strong> tenutosi a Pompei (Na) lo scorso mese di gennaio, hanno voluto scrivere una lettera ai sacerdoti della Regione, indirizzando \u201cuna parola che sia di incoraggiamento e tracci allo stesso tempo un percorso di impegno\u201d.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Astare coram Te et Tibi ministrare <\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(Benedetto XVI, \u201cOmelia Messa Crismale 20.03.2008\u201d)<\/p>\n<p align=\"center\">\n<p align=\"center\"><b>Lettera dei Vescovi della Campania\u00a0 ai Presbiteri delle loro Chiese<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">Carissimi,<\/p>\n<p>lo scorso 24 gennaio, nel contesto del Santuario mariano di Pompei, abbiamo vissuto un\u2019intensa giornata di ascolto e di riflessione intorno alla liturgia, quale scuola del nuovo e vero umanesimo in Cristo. Ci hanno guidato le stimolanti parole di papa Francesco (<i>Evangelii gaudium<\/i>, par. 24): \u00abInfine, la comunit\u00e0 evangelizzatrice gioiosa sa sempre \u201cfesteggiare\u201d. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nell\u2019evangelizzazione. L\u2019evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia in mezzo all\u2019esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la qua\u00adle \u00e8 anche celebrazione dell\u2019attivit\u00e0 evangelizza\u00adtrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi\u00bb. Abbiamo inoltre voluto vivere con grata memoria l\u2019evento del Concilio Ecumenico Vaticano II a cinquant\u2019anni dalla sua realizzazione, allora salutato come una novella Pentecoste e, in particolare, dalla prima costituzione, la <i>Sacrosanctum Concilium<\/i>, da cui \u00e8 scaturita la generale riforma della Liturgia. Questo nostro trovarci insieme ha costituito anche un primo passo verso il Convegno di Firenze, evidenziando il nesso profondo e costitutivo tra l\u2019azione liturgica, <i>culmen et fons<\/i> della vita ecclesiale e le cinque vie proposte dalla <i>Traccia<\/i> per il cammino verso il Convegno, essendo la liturgia il luogo specifico dove lo Spirito \u201cforgia\u201d l\u2019uomo nuovo in Cristo.<\/p>\n<p>Sentiamo innanzitutto il bisogno di rendere grazie al Signore per la numerosa, gioiosa e solerte partecipazione ai lavori del Convegno e perch\u00e9 tanta grazia non vada perduta avvertiamo l\u2019urgenza di indirizzarvi una parola che sia di incoraggiamento e tracci allo stesso tempo un percorso di impegno.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Dare respiro alla \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 formazione<\/strong><\/p>\n<p>Le nostre comunit\u00e0 hanno accolto generosamente la riforma liturgica, a norma dei decreti del Concilio Vaticano II, e i nuovi libri liturgici. Il trascorrere degli anni, per\u00f2, ha reso tutti noi pi\u00f9 avvertiti del fatto che la formazione non \u00e8 un dato per sempre acquisito, ma piuttosto continuamente da rinnovare. Oggi pi\u00f9 che mai l\u2019apprendimento dell\u2019<i>ars celebrandi<\/i> \u00e8 un impegno mai definitivamente compiuto, che si presenta sempre nuovo e urgente nel novero delle nostre responsabilit\u00e0 pastorali. Ne siamo effettivamente consapevoli. Ce lo ricordava papa Benedetto XVI nella <i>Sacramentum caritatis<\/i>, come ce lo ricorda continuamente papa Francesco: la formazione all\u2019<i>ars celebrandi<\/i> dei fedeli e delle altre figure ministeriali la si ottiene solo se di essa \u00e8 autenticamente impregnato lo stesso pastore. Il sacerdote nella celebrazione compie un servizio a Dio e un servizio agli uomini. Il momento storico che stiamo vivendo ci chiede di riscoprire la bellezza di celebrare bene le liturgie, rifuggendo la fissazione del rubricismo, ma senza perdere di vista che compiamo gesti che abbiamo ricevuto e che nella loro natura devono parlare e far parlare un Altro e non noi stessi. La vera <i>ars celebrandi<\/i> ci impedisce di diventare funzionari del sacro, rendendo piuttosto sacra la nostra umanit\u00e0. Davvero essa favorisce il vero senso del sacro quando \u00e8 attenta all\u2019armonia del rito, dell\u2019arredo, del luogo, senza introdurre o permettere sbavature. Come pastori abbiamo sempre bisogno di tornare ai libri liturgici e alle ricche introduzioni (<i>Praenotanda<\/i>) e farle conoscere alle nostre comunit\u00e0, in particolare a coloro che collaborano alla preparazione della liturgia e in essa intervengono con ruoli ministeriali. L\u2019approfondita conoscenza dei libri liturgici, compresi quelli ormai usciti in seconda edizione con specifici adattamenti alla realt\u00e0 italiana, consente di realizzare liturgie preparate e non improvvisate, calibrate sul concreto vissuto della comunit\u00e0 celebrante, ben utilizzando le alternative che il rituale stesso propone e senza cedere alla tentazione dell\u2019inventiva, tanto fuorviante quanto sterile e aleatoria. Preparare liturgie veramente degne richiede un rilancio dei gruppi liturgici parrocchiali costituendoli, dove mancano, e, dove gi\u00e0 ci sono, iniettandovi una buona dose di entusiasmo. Ci\u00f2 comporta l\u2019attenzione e la valorizzazione di tutti i registri in cui si esprime l\u2019azione liturgica: silenzio, parola, canto, gesti, posture, movimenti, immagini\u2026 L\u2019esperienza stessa conferma che \u00abla semplicit\u00e0 dei gesti e la sobriet\u00e0 dei segni posti nell\u2019ordine e nei tempi previsti comunicano e coinvolgono di pi\u00f9 che l\u2019artificiosit\u00e0 di aggiunte inopportune\u00bb (<i>Sacramentum caritatis<\/i>, 40).<\/p>\n<p><strong>\u00a0Mantenere vivo il legame liturgia-vita<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl culto che Cristo ha reso al Padre \u00e8 stato il donarsi sino alla fine per gli uomini. In questo culto, in questo servizio il sacerdote deve inserirsi. Cos\u00ec la parola \u201cservire\u201d comporta molte dimensioni. Certamente ne fa parte innanzitutto la retta celebrazione della Liturgia e dei Sacramenti in genere, compiuta con partecipazione interiore. Dobbiamo imparare a comprendere sempre di pi\u00f9 la sacra Liturgia in tutta la sua essenza, sviluppare una viva familiarit\u00e0 con essa, cosicch\u00e9 diventi l\u2019anima della nostra vita quotidiana. \u00c8 allora che celebriamo in modo giusto, allora emerge da s\u00e9 l\u2019<i>ars celebrandi<\/i>, l\u2019arte del celebrare. In quest\u2019arte non deve esserci niente di artefatto. Deve diventare una cosa sola con l\u2019arte del vivere rettamente. Se la Liturgia \u00e8 un compito centrale del sacerdote, ci\u00f2 significa anche che la preghiera deve essere una realt\u00e0 prioritaria da imparare sempre di nuovo e sempre pi\u00f9 profondamente alla scuola di Cristo e dei santi di tutti i tempi\u00bb (Benedetto XVI, Omelia della Messa Crismale, 20.03.2008). La liturgia e la vita devono camminare di pari passo, certamente, ma \u00e8 la liturgia che deve trasformare la vita: non accada che le brutture del quotidiano guastino la bellezza della celebrazione. Dal Mistero celebrato troviamo forza per affrontare e vincere le misteriose derive dell\u2019esistenza. Nel contesto liturgico l\u2019attenzione ad ascoltare e a \u201ctenere tra le mani\u201d Cristo ci educa ad assistere e ad accarezzare con la stessa devozione e dedizione i poveri e qualsiasi realt\u00e0 di fragilit\u00e0 umana. Nei gesti liturgici, sobri e solenni, si apprende anche quello stile di approccio alle membra doloranti del Corpo mistico. Cos\u00ec le nostre liturgie diventano concreta esperienza \u2013 come dicono gli Orientali \u2013 dell\u2019ora del Tabor, con il risultato di vedere trasfigurata un\u2019umanit\u00e0 spesso segnata da sconforto e depressione. La quinta via del \u201ctrasfigurare attraverso la liturgia\u201d \u2013 come ci ricorda la <i>Traccia<\/i> per il prossimo Convegno di Firenze &#8211; diventa la possibilit\u00e0 di aiutare il Popolo di Dio a recuperare la Speranza. Una liturgia \u201cfatta bene\u201d spinge lo sguardo oltre e permette di vedere quell\u2019umano autentico che al di l\u00e0 dei limiti del peccato e della morte costituisce la nostra reale identit\u00e0. Avvertiamo l\u2019urgente bisogno di ridare all\u2019assemblea domenicale il suo volto autentico di \u201cluogo della speranza\u201d, in cui far emergere la bella umanit\u00e0 liberandoci dalla paura della morte. \u00abQuesto \u00e8 (\u2026) il senso della festa e della Domenica, che sono spazi di vera umanit\u00e0, perch\u00e9 in esse si celebra la persona con le sue relazioni familiari e sociali, che ritrova se stessa attingendo a una memoria pi\u00f9 grande, quella della storia della salvezza\u00bb (<i>In Ges\u00f9 Cristo il nuovo umanesimo. Una Traccia per il cammino verso il 5\u00b0 Convegno Ecclesiale Nazionale<\/i>, p. 54).<\/p>\n<p><strong>\u00a0Una rinnovata cura \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 dell\u2019Omelia<\/strong><\/p>\n<p>Un momento della celebrazione che ci interpella in modo tutto particolare, perch\u00e9 parte integrante dell\u2019azione liturgica e propria del compito della presidenza, \u00e8 l\u2019omelia. Se ne parla ampiamente nell\u2019<i>Introduzione<\/i> all\u2019<i>Ordinamento del Lezionario della Messa<\/i> (nn. 24-27), insegnamento che viene ripreso sinteticamente nell\u2019<i>Ordinamento Generale del Messale Romano<\/i> (nn. 65-66). Ha avuto particolare attenzione nei due ultimi Sinodi ordinari dei Vescovi e pertanto su di esso si soffermano accuratamente le esortazioni post-sinodali del papa Benedetto XVI, <i>Sacramentum caritatis<\/i> (2007) al par. 46, e <i>Verbum Domini<\/i> (2010) ai parr. 59 e 60. In entrambe il Pontefice avanzava la richiesta alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti dell\u2019elaborazione di un <i>Direttorio omiletico<\/i>, che nel febbraio scorso \u00e8 giunto nelle nostre mani. Ampio spazio \u2013 come sappiamo \u2013 dedica all\u2019omelia l\u2019attuale pontefice nell\u2019<i>Evangelii gaudium<\/i>, riservandole ben dieci paragrafi (nn. 135-144). Non solo: quotidianamente, nella celebrazione feriale di Santa Marta, si offre a noi quale esempio di vero omileta, in ascolto della Parola e attento alla vita delle persone e della Chiesa nella concretezza del vissuto del nostro tempo. Abbiamo quindi dove attingere per imparare la delicata ma imprescindibile e preziosa arte dell\u2019omileta. Alla base di questa arte sta da una parte la conoscenza dello strumento principe, il Lezionario, con la sua articolazione e con i principi teologico-liturgici che la sorreggono (vedi tutto il capitolo I dell\u2019<i>Introduzione<\/i>); e dall\u2019altra parte sta la cura della propria vita interiore posta decisamente alla scuola della Parola e allo stesso tempo \u2013 secondo l\u2019efficace immagine usata da papa Francesco \u2013 pienamente impregnata dell\u2019 \u201codore delle pecore\u201d.\u00a0 Porgere l\u2019omelia, spezzare il pane della parola \u00e8 compito prettamente presidenziale. Il sacerdote, per\u00f2, nel prepararla, oltre al ricorso ai molteplici sussidi in circolazione, sapr\u00e0 porsi in ascolto del suo gregge e potr\u00e0 accogliere anche suggerimenti e richieste emergenti dal gruppo liturgico col quale predispone la liturgia domenicale. Non va infine trascurato l\u2019impegno ad affinare le proprie capacit\u00e0 comunicative, da un lato attraverso la verifica costante dell\u2019interazione e dell\u2019apprendimento della comunit\u00e0, dall\u2019altro anche attraverso letture e approfondimenti specifici.<\/p>\n<p><strong>Il rilancio della formazione ministeriale<\/strong><\/p>\n<p>Un ambito che pu\u00f2 dare molto alla realizzazione di \u00abuna liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini\u00bb (<i>Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia<\/i>, 49), \u00e8 certamente la formazione delle figure ministeriali che intervengono nella celebrazione. In particolare si pensi ai lettori, al salmista, agli accoliti, alla <i>schola<\/i> o coro &#8211; posto veramente a servizio del canto di tutta l\u2019assemblea &#8211; e ai ministranti. Si tratta di una formazione che va impostata su un duplice registro. L\u2019acquisizione delle competenze pratiche relative al ruolo ministeriale da svolgere nell\u2019assemblea e per l\u2019assemblea deve poggiare su una ininterrotta preparazione interiore e spirituale, biblica e liturgica insieme.<\/p>\n<p><strong>La forza evangelizzatrice della piet\u00e0 popolare<\/strong><\/p>\n<p>Meritevole di grande attenzione, perch\u00e9 recante in s\u00e9 una forza attivamente evangelizzatrice, la piet\u00e0 popolare va accostata con \u201cconnaturalit\u00e0 affettiva\u201d (<i>Evangelii gaudium<\/i> 125), proseguendo con paziente dedizione pastorale nell\u2019opera di purificazione e di orientamento al Vangelo, camminando coraggiosamente lungo la strada tracciata dal nostro Decreto del 2013 <i>Evangelizzare la piet\u00e0 popolare<\/i>. Papa Francesco ne parla ampiamente nella <i>Evangelii gaudium<\/i> (parr. 90 e 122-126) e vi individua un\u2019autentica espressione dell\u2019azione missionaria spontanea del Popolo di Dio, realt\u00e0 in permanente sviluppo, dove lo Spirito Santo \u00e8 protagonista (cf. <i>Evangelii gaudium<\/i> 122). A noi tocca non solo correggere ed eliminare le storture perch\u00e9 vi spiri l\u2019aria fresca del Vangelo, ma anche valorizzare tutti gli aspetti positivi, perch\u00e9 portatrice e alimentatrice di \u00abspazi di vera umanit\u00e0\u00bb e di autentica vita cristiana.<\/p>\n<p><strong>La cura della casa comune<\/strong><\/p>\n<p>La cura di una liturgia autentica e del culto gradito a Dio non prescinde o rifugge, anzi richiede l\u2019impegno per la cura dell\u2019ambiente, per l\u2019ecologia. \u00abI Sacramenti \u2013 ci ricorda papa Francesco al n. 235 di <i>Laudato si\u2019<\/i> \u2013 sono un modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in mediazione della vita soprannaturale. Attraver\u00adso il culto siamo invitati ad abbracciare il mondo su un piano diverso. L\u2019acqua, l\u2019olio, il fuoco e i colori sono assunti con tutta la loro forza sim\u00adbolica e si incorporano nella lode. La mano che benedice \u00e8 strumento dell\u2019amore di Dio e riflesso della vicinanza di Cristo che \u00e8 venuto ad accom\u00adpagnarci nel cammino della vita. L\u2019acqua che si versa sul corpo del bambino che viene battez\u00adzato \u00e8 segno di vita nuova. Non fuggiamo dal mondo n\u00e9 neghiamo la natura quando voglia\u00admo incontrarci con Dio\u00bb. Veramente nella liturgia della Veglia pasquale tocchiamo con mano come nel Cristo, vincitore del peccato e della morte, Alfa e Omega, principio e fine di tutte le cose, \u00abci\u00f2 che \u00e8 distrutto si ricostruisce, ci\u00f2 che \u00e8 invecchiato si rinnova e tutto ritorna alla sua integrit\u00e0\u00bb (orazione dopo la settima lettura). Non possiamo pensare di rendere culto a Dio deturpando quello che egli ha creato buono e ha rivestito della novit\u00e0 pasquale, \u00abnella speranza che la stessa creazione sar\u00e0 liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio\u00bb (<i>Rm<\/i> 8, 20-21).<\/p>\n<p>In conclusione, carissimi fratelli nel presbiterato, provvidi nostri collaboratori nella guida pastorale delle care e belle comunit\u00e0 cristiane della Campania, vi giunga il nostro grazie per quello che fate e per l\u2019impegno che mettete nel rendere le liturgie sempre pi\u00f9 vere e pi\u00f9 belle, capaci di evangelizzare e di generare l\u2019autentico umanesimo sgorgante dal Vangelo. Dalla liturgia, culmine e fonte della sua vita e della sua azione, la Chiesa, le nostre Chiese, riceveranno nuovo impulso per la missione, per essere veramente \u201cChiesa in uscita\u201d. Carissimi, \u00abin questo momento di grandi cambiamenti epocali, [la Chiesa] \u00e8 chiamata ad offrire pi\u00f9 fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio. Questo non \u00e8 il tempo per la distrazione, ma al contrario \u00e8 il tempo in cui rimanere vigili e risvegliare in noi la capacit\u00e0 di guardare all\u2019essenziale. \u00c8 il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere segno e strumento della misericordia del Padre\u00bb (Francesco, <i>Omelia<\/i> ai I Vespri della II dom. di Pasqua del 2015). L\u2019Anno Giubilare della Misericordia, che si aprir\u00e0 il prossimo 8 dicembre, risponde a questa esigenza; esso sar\u00e0 vissuto sotto la guida del Vangelo secondo Luca (Anno C), lo <i>scriba mansuetudinis Christi <\/i>(Dante) e vuole offrire l\u2019esperienza viva della vicinanza del Padre, il toccare con mano la sua tenerezza. Il luogo e lo spazio dove la misericordia si rende palpabile \u00e8 la liturgia non disgiunta dalla vita. Insieme ai sacramenti, in modo particolare della Riconciliazione e dell\u2019Eucaristia, il Santo Padre ci invita a riscoprire le opere di misericordia corporali e spirituali. In questo Anno della Misericordia siamo invitati, soprattutto nel tempo quaresimale, a porre con convinzione di nuovo al centro della nostra vita e del nostro ministero \u00abil sacramento della Riconciliazione, perch\u00e9 permette di toccare con mano la grandezza della misericordia\u00bb e come confessori ci sentiremo \u00abchiamati ad essere sempre, dovunque, in ogni situazione e nonostante tutto, il segno del primato della misericordia\u00bb <i>(Misericordiae Vultus, <\/i>17).<\/p>\n<p>Come vescovi condividiamo e invitiamo tutti a condividere il desiderio del Santo Padre \u00abche gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bont\u00e0 e la tenerezza di Dio\u00bb e che \u00aba tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio gi\u00e0 presente in mezzo a noi\u00bb (<i>Misericordiae Vultus<\/i>, 5). Su questo impegno che ci vedr\u00e0 tutti gioiosamente all\u2019opera, di cuore impartiamo la nostra benedizione nel Nome del Signore. Ci accompagni lo sguardo materno e dolce di Maria \u00abche ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo\u00bb (Francesco, <i>Angelus<\/i> del 17.03.2013).<\/p>\n<p align=\"right\"><strong>I Vescovi delle Chiese della Campania<\/strong><\/p>\n<p>Pompei, 5 ottobre 2015<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I\u00a0Vescovi della Campania, come frutto del Convegno \u201cUna liturgia per l\u2019autentico umanesimo sgorgante dal Vangelo\u201d, tenutosi a Pompei (Na) lo scorso mese di gennaio, hanno voluto scrivere una lettera ai sacerdoti della Regione, indirizzando \u201cuna parola che sia di incoraggiamento e tracci allo stesso tempo un percorso di impegno\u201d. 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