“Verso la Pasqua”: Nel deserto con Gesù

Fonte Aleteia

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Anche Gesù, all’inizio della sua missione, entra nel deserto e vive il tempo della prova. Questo spaccato della vita di Gesù è di fondamentale importanza per la comprensione della sua umanità. Noi ci soffermiamo troppo e male sulle tentazioni, senza considerare che questo racconto evangelico ci sta comunicando qualcosa di importantissimo della vicenda di Gesù e quindi della nostra fede: in Gesù Dio ha condiviso tutto della nostra umanità, le inquietudini e le lotte interiori, le ribellioni e le prove di ogni giorno. Egli è veramente uomo e, per questo, può essere veramente solidale con noi.

Gesù nel deserto

Gesù entra nel deserto condotto, anzi sospinto dallo Spirito. Questa esperienza di deserto, di crisi e di lotta, dunque, in cui prendiamo in mano la nostra libertà e portiamo avanti la fatica di orientarla a Dio, è una benedizione. Addirittura è un’esperienza spirituale: lo Spirito conduce Gesù nel deserto. E vi conduce anche noi, per far cadere tutte le maschere che indossiamo e metterci a contatto con chi siamo veramente, faccia a faccia con il dramma affascinante della nostra fragilità e della nostra libertà.

Nel deserto, i protagonisti sono due: Gesù e il tentatore. Anche nella nostra vita è così e questa è anche la visione della storia descritta dal Libro dell’Apocalisse: c’è il progetto di Dio sulla storia e l’opera del male che lo contrasta, ci siamo sempre noi di fronte al male. Non certo in maniera “dualista”, ma in quell’intreccio di luci e ombre che sempre ci accompagnano e di cui siamo impastati.

Qui, Gesù viene tentato e le tre prove sono simbolo e modello di tutte le nostre tentazioni. Fondamentalmente, a Gesù viene proposto di essere un altro Messia, un Messia diverso, che segue i criteri del mondo secondo un’idea di messianismo che schematicamente potremmo sintetizzare in tre aspetti, uno per ogni tentazione. C’è il messianismo economico, quando la salvezza è nel pane, la felicità nell’avere, il desiderio-guida della vita è nel possedere. Gesù afferma che le cose servono, ma delle cose non puoi fare un Dio. Non si vive solo di pane, perché un pane senza amici, senza amore o mangiato nell’amarezza, nella rassegnazione o nella solitudine è un pane avvelenato. C’è poi un messianismo religioso, quando la salvezza è in una religiosità magica che piega Dio ai nostri bisogni, cerca i miracoli, vuole un Dio che mi risolva i problemi. Questo Dio rischia di diventare un idolo. Gesù dice: anche Dio può diventare “una cosa” che usi come vuoi e secondo i tuoi bisogni, magari per fuggire dalle tue responsabilità e “risolvere” i problemi e i conflitti della vita, rifugiandoti nella religione. Infine, c’è il messianismo politico, quando la salvezza, anzi il mio idolo, è il potere, il controllo, il dominio non solo sulle cose, ma anche sugli altri. La ricerca del potere fine a se stesso, però, esalta l’io a dismisura, logora le relazioni, distrugge la fraternità ed è un’illusione.

In sostanza, in modo sottile e seducente, il diavolo si insinua nel bisogno di Gesù che, essendo pienamente umano, sente i morsi della fame e sta pensando a come vivere la missione affidatagli. Il diavolo gli suggerisce pressappoco questo: sei il Figlio di Dio, approfittane! Puoi fare come vuoi. Trasforma le pietre in pane, spiazza tutti coi miracoli, conquista e comanda tutto. Puoi essere Messia in un altro modo ed essere “vincente”. In fondo, questa è la nostra vera tentazione di fondo: essere sempre altro rispetto a ciò che siamo: migliori, essere più ricchi, essere maggiormente apprezzati, diventare qualcuno. Tutto ciò ci fa scappare continuamente da noi stessi ed è in un modo per rifiutare la vita, per rifiutare ciò che siamo.

Gesù nel deserto

Noi e Gesù

Quando entriamo nel deserto con Gesù, anzitutto ci apriamo allo stupore di saperci accompagnati non da un Dio che ci guarda dall’alto come un super-eroe, ma da un Dio pienamente umano come noi, che soffre veramente ciò che noi soffriamo. Scopriamo insieme a Gesù che nella nostra vita abbiamo dei bisogni, alcuni elementari e altri ancora più importanti: sono tutti buoni, ma bisogna imparare a discernere come, quando e in che modo soddisfarli.

Tentazione nel greco biblico è “provare, saggiare, esaminare”, quindi il deserto quaresimale è il tempo in cui immergerci nella realtà di ciò che siamo e che viviamo dentro di noi, per esaminare, assaggiare, discernere le emozioni, i sentimenti, le domande, le paure, i bisogni che abbiamo.

Nel deserto della vita abbiamo fame come Gesù: è proprio questo bisogno della fame il luogo in cui, lottando, dobbiamo orientare i nostri desideri. La fame è il bisogno, ma cosa desidero per soddisfare questo bisogno? Il pane, il potere, il miracolo? Dobbiamo scegliere chi vogliamo essere e come vogliamo vivere la nostra vita: contro il fascino seducente di ciò che ci vuole rimpicciolire e fare schiavi, dobbiamo scegliere la Parola di Dio che ci guida a essere uomini pienamente liberi. La Parola ci fa liberi perché orienta il nostro cuore laddove è davvero il nostro tesoro: quel Dio che mi ama e che facendomi sentire amato nutre la mia vita. Perché abbiamo bisogno di amore, prima che del pane.

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