Matilde di Canossa – Filia Petri

Nel giorno di San Gregorio VII per ripercorrere una storia poco conosciuta di una delle due donne sepolte a San Pietro.

Matilde e Gregorio

Il 22 aprile del 1073 salì al soglio pontificio Ildebrando di Soana (o Sovana) col nome di Gregorio VII. Questi contattò da subito alcuni signori per stringere alleanze che lo sostenessero nella lotta per le investiture: da tempo infatti gli imperatori avrebbero voluto imporre la propria decisione sull’elezione dei vescovi, prerogativa che i papi rifiutavano. Gregorio scrisse dunque anche a Goffredo, a Beatrice e alla stessa Matilde. Su richiesta di Goffredo, il papa cercò fra l’altro di ricondurre Matilde a più miti consigli esortandola alla pazienza coniugale, ma lei non ne volle sapere di tornare dal marito. In compenso, si dimostrò un’abile mediatrice, sanando alcune tensioni verificatesi fra il pontefice e certi vescovi dei propri territori. Il suo ruolo si dimostrò via via sempre più fondamentale per il papa nel conflitto che lo opponeva all’imperatore, Enrico IV, eletto anch’esso nello stesso periodo.

Gregorio nel frattempo aveva interrotto i rapporti con Goffredo, reo di aver partecipato al concilio di Worms (gennaio 1076) e di aver votato per la sua deposizione, caldeggiata dall’imperatore. Iniziarono in quel periodo a circolare alcuni pettegolezzi su una presunta relazione fra Matilde e Gregorio. Non solo: un mese dopo, a febbraio, Goffredo venne ucciso. Le voci additarono la duchessa come mandante: le operazioni per screditarla crescevano di pari passo con l’aumentare della sua influenza.

L’umiliazione di Canossa

Gli eventi precipitarono. A fine di febbraio 1076 il papa scomunicò l’imperatore. Matilde venne dunque a trovarsi in una posizione piuttosto delicata: la duchessa non era infatti solo un’ardente sostenitrice della Chiesa, ma anche vassalla e cugina dell’imperatore. Per questo decise d’intervenire per placare la situazione. La scomunica, infatti, era un atto di una gravità inaudita, in quanto condannava chi la riceveva all’esclusione totale dalla società. Nel caso di un capo di stato, la situazione era ancora più grave in quanto lo privava di ogni autorità, creando così una crisi politica di portata internazionale.

Nei mesi che seguirono Matilde entrò in possesso di un’eredità territoriale sconfinata: alla morte del marito, si era aggiunta ad aprile quella della madre, e ora i suoi possedimenti andavano dalla Francia al centro-nord d’Italia. Le sue responsabilità per quanto riguardava il mantenimento di una pace europea erano dunque sempre più gravose.

Quando i principi tedeschi si riunirono a Treviri per discutere di un’eventuale deposizione di Enrico, questi, che fino a quel momento aveva ignorato la scomunica, capì che era tempo di correre ai ripari. Mentre il papa era ospite di Matilde nel castello di Canossa, lei indusse il cugino a fare pubblica ammenda. L’imperatore implorò il perdono del papa per tre giorni e tre notti fuori dal maniero, senza i simboli del potere, scalzo e vestito da umile penitente. Alla fine, grazie alla mediazione della duchessa, la revoca della scomunica arrivò. Quello di Enrico era chiaramente un pentimento di facciata, ma era indispensabile per mantenere gli equilibri politici restando saldo al potere.

Sostenitori e detrattori

Nel 1089, all’età di quarantatré anni, Matilde sposò il diciassettenne Guelfo il Grosso di Baviera. Si trattava ovviamente di un matrimonio eminentemente politico, e i due non vissero mai insieme. Come prevedibile, anche quest’unione fu molto chiacchierata. Se con i mariti i rapporti erano stati pressoché inesistenti, Matilde era stata comunque accusata dai suoi nemici di essere una donna lussuriosa, che si era concessa a una nutrita schiera di cavalieri. Fra i suoi presunti amanti vennero additati anche il vescovo di Lucca, Anselmo, sua guida spirituale, e come già detto papa Gregorio VII. Non solo. A lei vennero attribuiti almeno due omicidi: quello del primo marito e quello di Corrado, figlio dell’imperatore Enrico IV, avvelenato per mano di Aviano, il medico di corte fedele a Matilde.

Fra i sostenitori della duchessa si trova invece il suo biografo, Donizone, che la rappresenta come una donna profondamente pia e devota. A tale proposito, v’è una leggenda: pare che Matilde mirasse al sacerdozio per le donne. Forse per prendere tempo, il papa le promise che le avrebbe concesso di officiare messa se avesse fatto costruire cento chiese. Lei morì a un passo dal traguardo, dopo aver fatto costruire la novantanovesima chiesa. Vero o meno, nel suo testamento lasciò tutti i suoi possedimenti al papa.

FONTI STORICHE TRATTE DA “STORICA – NATIONAL GEOGRAPHIC”

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